

Dopo
Prima
Il dipinto e collocato storicamente tra X e XI secolo, con affinità particolarmente strette con la tradizione pittorica campano‑beneventana del pieno X secolo. In questi contesti si riconosce quella corrente definita “arte beneventana”, sviluppatasi nella Longobardia minore e legata ai centri culturali di Benevento e Montecassino, dove modelli longobardi e ottoniani si innestano su una solida tradizione bizantina.
Il restauro avvenuto nel 2004, ha permesso di recuperare la leggibilità dei colori e dei contorni, pur nel rispetto delle lacune. Prima dell’attuale esposizione museale, l’affresco era conservato nel convento dei frati cappuccini di Vietri di Potenza, a ricordare come queste immagini sacre abbiano continuato a essere sentite e custodite all’interno della vita religiosa del territorio.
Il restauro avvenuto nel 2004, ha permesso di recuperare la leggibilità dei colori e dei contorni, pur nel rispetto delle lacune. Prima dell’attuale esposizione museale, l’affresco era conservato nel convento dei frati cappuccini di Vietri di Potenza, a ricordare come queste immagini sacre abbiano continuato a essere sentite e custodite all’interno della vita religiosa del territorio.

In questo affresco, trovato alla destra dell’abside, è raffigurato a figura intera san Giovanni, saldamente ancorato al piano frontale. Indossa una tunica grigia, lunga fino ai piedi, che lascia intravedere i calzari, e un mantello giallo disposto in pieghe lineari, più suggerite che scavate, accentuando il carattere severo e composto della figura.
La mano destra è alzata nel gesto benedicente.
La sinistra stringe un rotolo, probabile allusione al Vangelo e alla funzione di testimone e annunciatore della Parola.
Il volto, leggermente allungato, dagli occhi grandi e fissi, è trattato con pochi passaggi di chiaroscuro, in linea con una concezione ancora fortemente astratta e ieratica dell’immagine sacra.
La figura di San Giovanni trova confronti convincenti con i cicli coevi della grotta di San Biagio a Castellammare di Stabia , della chiesa dei Santi Rufo e Carponio a Capua,dell’Annunziata a Prata, dei Santi Martiri a Cimitile, fino agli affreschi di San Michele a Olevano sul Tusciano e di Santa Maria de Olearia presso Maiori, che condividono analoga essenzialità di disegno e una simile tensione espressiva del volto
