
L’abside centrale conserva la raffigurazione del Cristo in Maestà, una delle immagini più solenni dell’arte cristiana medievale. Sebbene oggi l’affresco sia frammentario, restano tracce del Cristo assiso in trono nel catino absidale, fulcro visivo e spirituale della decorazione. L’opera appartiene alla pittura campana altomedievale, detta “arte beneventana”, sviluppatasi tra Benevento e Montecassino, dove si fondono modelli bizantini, tradizioni tardoantiche e una forte tensione espressiva. La presenza del Cristo circondato dagli apostoli richiama una tradizione paleocristianaRelativo ai primi secoli del Cristianesimo (III–VI secolo), periodo in cui si sviluppano le prime forme di arte cristiana prima dell’età bizantina e medievale. diffusa tra X e XI secolo nel Mezzogiorno. Anche in uno spazio ridotto, la chiesa di Vietri rielabora modelli dell’arte cristiana orientale, offrendo una preziosa testimonianza della vitalità artistica medievale in Basilicata.

Alla sinistra del trono si intravede un frammento di panneggioParte di una veste o di un tessuto rappresentata attraverso le pieghe e il movimento del drappo. rosso, probabile resto di un angelo che, secondo la tradizione, affiancava il Cristo nella solenne Majestas Domini. Nella fascia inferiore sopravvivono due santi in piedi, con tunica bianca e pallio rosso, la destra alzata in benedizione e la sinistra con il rotolo, simbolo apostolico. Il personaggio a destra è identificabile come san Paolo, riconoscibile dalla barba e da tracce di iscrizione greca. L’altro, imberbe, potrebbe essere Filippo, Giovanni o Tommaso. I pomelli rossi sulle guance sembrano frutto di un intervento successivo. La scena è incorniciata da fasce decorative con losangheMotivi decorativi a forma di rombo, molto diffusi nell’arte medievale. rosse e motivi a tralcioElemento ornamentale a forma di ramo o vite che si avvolge in andamento curvilineo.. Più a destra si intravedono resti di una figura con chiavi, forse san Pietro, custode del Paradiso.

Il tipo di trono, con montanti laterali resi come assi lignee stilizzate, rimanda a modelli diffusi negli affreschi della Cappadocia e nell’Italia meridionale, come dimostra il confronto con la chiesa di San Lasi presso Salve, databile al X secolo.
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