La tecnica dell’Affresco

Sezione stratigrafica di un affresco
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Gli strati dell’affresco

Seleziona una lettera per scoprire la funzione di ogni livello: supporto, rinzaffo, arriccio, intonachino, pellicola pittorica e carbonatazione.

A– SUPPORTO
È il muro portante, in pietra o mattoni. Su di esso si fonda tutta la pittura: stabilità e durata dipendono dalla sua solidità.

B – RINZAFFO
Primo strato grezzo di calce e sabbia, applicato per colmare vuoti e irregolarità. Serve a creare l’aggancio tra muro e intonaco.

C – ARRICCIO
Strato di malta più uniforme, ancora ruvido. Qui viene tracciato il disegno preparatorio (sinopia), guida dell’intera composizione.

D – INTONACHINO
Sottile strato di intonaco fine steso solo nella porzione da dipingere in giornata. È la superficie viva su cui si applicano i colori.

E – PELLICOLA PITTORICA
I pigmenti penetrano nell’intonaco fresco e diventano parte del muro: l’immagine non è dipinta sopra, ma dentro la parete.

F – CARBONATAZIONE
Durante l’asciugatura la calce reagisce con l’aria e si indurisce trasformandosi in pietra. È questo processo che rende l’affresco resistente nei secoli.

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Dopo la preparazione del muro, l’artista disegnava la composizione con un pigmento marrone-rossiccio chiamato sinopia dal nome dell’antica città di Sinope, in Turchia, da cui proveniva questo pigmento. Con questo disegno, tracciava le linee fondamentali delle figure, dei panneggi, delle aureole e dei dettagli decorativi.

La sinopia non era sempre visibile nell’affresco finito: veniva coperta dai colori stesi successivamente. Tuttavia, rimaneva a volte sotto gli strati dipinti ed era visibile quando gli affreschi si staccavano o si deterioravano. 

Una volta asciugato l’intonaco e tracciato il disegno con la sinopia, iniziava la fase più critica: la stesura a fresco. L’artista applicava i pigmenti, rosso cinabro, blu lapislazzuli, ocra gialla, bianco di calce, direttamente sull’intonaco ancora leggermente umido.

Il termine “fresco” è cruciale: i pigmenti si univano chimicamente alla malta attraverso un processo di carbonatazione della calce, creando un legame indissolubile.

Questa tecnica era veloce e non tollerava errori. L’artista doveva lavorare con precisione e decisione: non poteva tornare indietro o correggere facilmente.

Dipingeva per porzioni limitate (giornate di lavoro), bagnando sistematicamente il muro prima di aggiungere i nuovi colori.

Una volta che l’intonaco si era completamente asciugato, l’artista aggiungeva i dettagli finali con la tecnica a secco: pigmenti stesi su una base di colla o di tempera (non più sulla malta fresca). Così si aggiungevano ombre profonde, contorni netti, decori, ed iscrizioni. Talvolta si applicavano anche la doratura con foglia d’oro, fissata con colla, per evidenziare aureole, bordi dei mantelli o elementi decorativi.
A San Giovanni, i “pomelli rossi” visibili sulle guance del santo accanto a San Paolo appartengono probabilmente a questi ritocchi posteriori.

San giovanni evangelista